Manto, Elisir e Pozzo di Elisir
La spirale
Informazioni dalle pagine «Manto, Elisir e Pozzo di Elisir» del diario: 4 voci, da leggere in 4 luoghi (Altopiani nomadi).
È un tunnel seducente, una grotta, una bocca spalancata. È un'oscurità calda e avvolgente che promette una sacra luce interiore. L'umanità non è che un bambino, arrivato da poco sulla Terra, dal volto giovane e ingenuo, desideroso di esplorare. Siamo falene attratte da una fiamma blu.
Ci pavoneggiamo dove dovremmo camminare e torreggiamo quando dovremmo strisciare. Chi ci ha permesso di fare breccia nell'oscurità? Di inoltrarci sempre più in basso, in una spirale infinita di ombra liquida, una piccola scheggia di tempo e materia che scivola nel ventre di una bestia?
Io vedo tutto questo, ancora e ancora. A volte sono io il bambino, beatamente ignorante fino alla fine. Altre volte sono l'oscurità. Avido e in attesa, osservo le acque immobili dal basso, il predatore silenzioso affollato di corpi invisibili sul fondo di un mare senza sole. Calmo, e così, così lontano.
Ancora, e ancora, e ancora.
La spirale mi attira verso l'interno Avvolgendosi verso il basso Configurazione sconosciuta, ogni curva più contorta della precedente Un cavatappi che scava lentamente nella carne Un serpente che mangia il mondo E divora se stesso, finché non può più banchettare Ancora, e ancora, e ancora. Finché il mondo non dimentica, perché non lascia traccia di sé, se non un fascino persistente.
La pressione sale mentre scendo più giù. Un mondo che non è più mio torreggia sopra di me, mi soffoca, mi spinge verso il basso. Premo la mano contro le pareti della spirale per non perdermi nella discesa. I suoi lati sono umidi e scintillanti.
Si contorce sempre di più a ogni giro, irregolare e deformata su se stessa. Mi conduce sempre più in basso. Più mi immergo, più capisco il suo ritmo. È carnosa, respira, vibra. Diventa viva in profondità.
Mi sveglio in fondo alla spirale, nel nucleo della Terra. Intorno a me, una massa che si contorce, un insieme di membra, un cumulo di carne. Forma il vortice che collega il qui e il prima.
La massa mi guarda. Ricambio lo sguardo, straziato da quei volti, tutti rotti, frantumati e riallineati.
È una grottesca imitazione della vita in cui gli occhi si fondono con le guance, le labbra si liquefanno e le teste si dividono per sbocciare in qualcosa di nuovo.
Un volto sembra estraneo, eppure familiare: un pensiero sfuggente, un ritaglio di giornale, una parola sussurrata. È uno, ma è molti. È un viaggiatore, come me. È tutto intorno.
Troppo umanoide per esser nato dalla nebbia Troppo soffocato, troppo scintillante per essere umano O ancora umano È come la rugiada del mattino
L'alba di un nuovo giorno L'inizio di ogni spirale, in attesa di essere trovata
I volti si intrecciano l'uno con l'altro e tutti respirano come un'unica creatura Alcuni hanno cicatrici, escrescenze e febbri Occhi folli o voci urlanti Ma erano tutti lui, e lui era tutti loro E per un momento ho pensato che sarei diventato anch'io lui. O che lui sarebbe diventato me. Per formare una nuova spirale. Per rimanere in attesa sotto la superficie dell'acqua, con la bocca aperta. Per essere dimenticato e riemergere per mangiare di nuovo il mondo.
Riflessi di riflessi Un bambino che segue una nuvola sullo specchio di uno stagno silenzioso Confondere un'immagine per un'altra, e un'altra, e un'altra Il ricordo di uno spettro, quasi dimenticato, ma ancora infestante Una frazione di ciò che è stato, un'ombra di sé rimodellata, riplasmata
Ogni spinta e trazione provoca un gemito sommesso, una lacrima scintillante, una goccia di sudore. La spirale si tormenta per affrontarmi come un tutt'uno. La spirale tormenta il mondo. La spirale è il volto dei corpi sul fondo del mare. La spirale è ciò che sboccia sotto di noi. La spirale è viva, è un serpente, è un vortice, è una bocca, è la curiosità che si nutre di noi. Ci aspetta, ci intrappola, ci mastica, ci divora e ci fa rinascere.
La spirale è la nostra fine, e il nostro nuovo inizio
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